Era la tappa che ci preoccupava un po’ di più. Quanto caldo avremmo trovato? Saremmo riusciti a visitare qualcosa?
La DEATH VALLEY in un giorno di agosto, con i giusti accorgimenti, ci ha stupito e ci ha regalato emozioni uniche.
Quello che mi ha colpito davvero è stata la varietà dei paesaggi: dune di sabbia, distese di sale, montagne colorate e strade infinite che attraversano il nulla.
Se stai organizzando una visita alla Death Valley in un giorno, preparati a trascorrere parecchie ore in auto. Le distanze sono enormi e il parco è uno dei più grandi degli Stati Uniti, ma è proprio questo a renderlo così affascinante.
La sveglia, per noi, è suonata alle 4.30 del mattino. Dopo aver lasciato il WYNDHAM VISALIA, ci aspettavano circa cinque ore di viaggio prima di raggiungere la Death Valley.
È stata la giornata in cui abbiamo guidato di più durante tutto il nostro on the road sulla West Coast, fino a quel momento almeno, ma non cambierei una sola curva di quel tragitto.
- Le tappe della giornata
- Entrare nella Death Valley
- Visitare la Death Valley in estate
- Le Mesquite Flat Sand Dunes
- Harmony Borax Works
- Furnace Creek
- Diventa un Junior Ranger
- Badwater Basin
- Natural Bridge, Artist’s Palette e Golden Canyon
- Dante’s View
- Dove abbiamo dormito
- Zabriskie Point
- Cosa vedere se hai più tempo
- Informazioni utili
- Le nostre impressioni
- FAQ sulla Death Valley
Le tappe della giornata
Giorno 6 del tour di 16 giorni
📍 Partenza: VISALIA
🚗 5 ore
📍 DEATH VALLEY NATIONAL PARK
🏨 Pernottamento: STOVEPIPE WELLS – Stovepipe Wells Village
Entrare nella Death Valley: un paesaggio che cambia chilometro dopo chilometro
A differenza degli altri parchi nazionali visitati durante il nostro viaggio, la Death Valley non ha un vero e proprio ingresso con guardiole e ranger che controllano i pass o vendono i biglietti.
Noi siamo arrivati da PANAMINT SPRINGS, una piccola località dove è presente anche una delle poche stazioni di servizio del parco.
Questa è una differenza importante rispetto a Yosemite e Sequoia: qui qualche distributore di carburante è presente, ma sono davvero pochi e molto distanti tra loro. Il mio consiglio rimane quello di arrivare con il pieno, così da visitare il parco senza alcuna preoccupazione.
La cosa che mi ha colpito fin dai primi chilometri è stata la sensazione di infinito.
Strade perfettamente dritte, montagne che sembrano cambiare colore a ogni curva e pochissime auto in circolazione. Probabilmente l’alta stagione per la Death Valley non è agosto.
Guidare qui è davvero un’esperienza. Anzi, a dirla tutta, io e Michele ci contendevamo il posto di guida. E ci siamo scambiati spesso i ruoli: con tante ore di guida, abbiamo approfittato per dormire un po’ a turno.
Visitare la Death Valley in estate: quello che devi sapere
Se hai in programma di visitare la Death Valley ad agosto, voglio darti un consiglio prima ancora di raccontarti il nostro itinerario. Sarà banale, ma è meglio ribadirlo: non sottovalutare mai il caldo.
Durante la nostra visita l’auto ha registrato una temperatura massima di 46 °C, ma in alcuni punti, come il BADWATER BASIN, la temperatura percepita ci è sembrata ancora più alta. Penso che i 50°C camminando sul lago salato ci fossero tutti.
È vero, si tratta di un caldo molto secco e quindi diverso da quello umido a cui siamo abituati in Italia. Ma proprio per questo è facile non rendersi conto di quanto il corpo stia perdendo liquidi.
Per affrontare la giornata senza problemi ti consiglio di portare sempre con te:
- un cappello; *adv
- occhiali da sole;
- crema solare;
- tantissima acqua fresca.
Indispensabile sotto questo punto di vista la ghiacciaia, o cooler: un contenitore di polistirolo che fa da frigorifero portatile. La consiglio per tutto il viaggio ma qui è davvero fondamentale.
Nonostante la temperatura, una parte del ghiaccio messa la mattina ha resistito fino a sera. L’abbiamo riempita con moltissime bottigliette e abbiamo avuto acqua fresca tutto il giorno. Anzi, prima di scendere a fare qualche piccolo tratto a piedi, io e Sara ci siamo messe del ghiaccio sotto il cappello.
Noi siamo rimasti fuori dall’auto al massimo 15-20 minuti per volta. Giusto il tempo di raggiungere il punto panoramico, scattare qualche fotografia, fare alcune riprese video e tornare rapidamente nell’abitacolo con l’aria condizionata. Non abbiamo affrontato nessun trekking.
La Death Valley offre sentieri spettacolari, ma con le temperature che abbiamo trovato abbiamo preferito limitarci ai principali punti panoramici. Ed è già un’esperienza unica così.
Un’altra cosa che ci ha colpito è stata vedere i campeggi praticamente deserti.
Durante la nostra visita non abbiamo incontrato nemmeno un camper o una roulotte e non abbiamo visto circolare le navette del parco. È possibile che, durante il periodo più caldo dell’anno, alcuni servizi vengano ridotti o sospesi: per questo ti consiglio sempre di verificare eventuali aggiornamenti sul sito ufficiale prima della partenza.
Ciao a tutti! Sono Silvia, e con Il mio Primo Camper voglio condividere la mia passione per i viaggi su strada. Sul mio blog troverai itinerari dettagliati e consigli utili per vivere al meglio la vita in camper, perfetti per chi è alle prime armi o per chi cerca nuove avventure. Amo esplorare luoghi nascosti e aiutare altri camperisti a farlo in modo semplice e divertente. Resta connesso e unisciti alla community: mi trovi su Instagram e altri social come ilmioprimo.camper. Ci vediamo on the road!
Le Mesquite Flat Sand Dunes
La nostra prima tappa sono state le MESQUITE FLAT SAND DUNES, le dune di sabbia più famose della Death Valley.
Vederle comparire all’improvviso, circondate dalle montagne, è stato davvero sorprendente.
Ci siamo addentrati solo per pochi metri. Il caldo era già molto intenso e camminare sulla sabbia richiedeva uno sforzo notevole.
Nonostante questo, il panorama meritava assolutamente la sosta.
Se visiti la Death Valley in una stagione più fresca, questo è uno dei luoghi in cui vale la pena dedicare un po’ più di tempo a una passeggiata tra le dune.
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Harmony Borax Works: un tuffo nella storia della Death Valley
Ripresa l’auto, la seconda tappa della giornata è stata HARMONY BORAX WORKS.
Oggi rimangono soltanto alcuni resti e pannelli informativi, ma alla fine dell’Ottocento questo era uno dei principali impianti per l’estrazione del borace, un minerale utilizzato nella produzione di detergenti, vetro e altri prodotti industriali.
Passeggiando tra questi ruderi è facile immaginare quanto dovesse essere dura la vita dei lavoratori in un ambiente così estremo.
È una visita breve, ma interessante, soprattutto perché permette di comprendere meglio la storia della Death Valley e il motivo per cui questa valle apparentemente inospitale è stata comunque abitata e sfruttata dall’uomo.
Furnace Creek: il cuore della Death Valley
Abbiamo raggiunto FURNACE CREEK, il punto di riferimento principale della Death Valley National Park.
Qui si trovano il Visitor Center, un piccolo museo dedicato alla storia e alla geologia del parco, alcuni servizi e uno dei pochi punti dove è possibile trovare ristoro.
Attenzione però: se pensi di fermarti per pranzo potresti rimanere deluso. Nel Visitor Center abbiamo trovato soltanto alcune macchinette automatiche con snack e bevande, quindi il mio consiglio è di portarti qualcosa da mangiare acquistandolo prima di entrare nel parco.
Noi abbiamo approfittato della sosta anche per fare una cosa davvero simpatica.
L’esperienza di Sara come Junior Ranger
All’interno del Visitor Center vengono distribuiti gratuitamente dei libretti dedicati ai bambini.
Sara ne ha compilato uno rispondendo a domande sulla natura e sulla storia della Death Valley, per poi consegnarlo ai ranger. O almeno quello che siamo riusciti. Tradurre parole specifiche in inglese sulle specie animali, senza connessione, non è stato semplice.
Dopo aver controllato il suo lavoro, una ranger le ha fatto pronunciare il giuramento ufficiale e le ha consegnato il distintivo di Junior Ranger.
È stato un momento davvero carino, che ricorderemo con piacere.
Se viaggi con dei bambini ti consiglio assolutamente di farlo: oltre a divertirsi, imparano tantissime curiosità sul parco.
Badwater Basin: 86 metri sotto il livello del mare
Se dovessi scegliere un solo luogo simbolo della Death Valley, probabilmente sceglierei il BADWATER BASIN.
Qui ci si trova a 86 metri sotto il livello del mare, il punto più basso degli Stati Uniti continentali.
Già dal parcheggio il caldo era impressionante. La nostra auto segnava 46 °C, ma appena abbiamo iniziato a camminare sulla grande distesa di sale bianco la temperatura percepita ci è sembrata ancora più elevata. Probabilmente sfiorava i 50 °C.
Prima di scendere dall’auto ci siamo organizzati come meglio potevamo. Acqua fresca in mano. Cappello ben stretto in testa. Qualche cubetto di ghiaccio infilato sotto il cappellino per cercare di resistere qualche minuto in più.
Può sembrare esagerato, ma ti assicuro che non lo è. Ci siamo allontanati soltanto di poche decine di metri dal parcheggio. Più ci si addentra nella distesa di sale, più il terreno sembra infinito. La testa gira un pochino e le gambe cominciano a tremare. L’aria che respiri è caldissima.
Il bianco accecante riflette il sole e tutto intorno regna un silenzio quasi irreale. È uno di quei luoghi che le fotografie non riescono a raccontare fino in fondo. Ne abbiamo scattate un’infinità. E poi io ho preferito tornare al parcheggio per non rischiare di collassare. Forse era solo suggestione, ma meglio non rischiare.
Natural Bridge, Artist’s Palette e Golden Canyon
Terminata la visita al Badwater Basin, abbiamo iniziato a risalire la valle. La prima deviazione è stata verso il NATURAL BRIDGE.
Per raggiungerlo bisogna percorrere alcuni chilometri di strada sterrata. Devo ammettere che quel tratto mi preoccupava più del caldo. Per tutto il tempo ho pregato in tutte le lingue che non bucassimo una gomma.
Cambiare uno pneumatico sotto il sole della Death Valley, con temperature vicine ai 50 gradi, non è proprio un’esperienza che avrei voluto provare. Michele però si era ostinato a voler guidare su quella strada. Penso che se avessimo bucato davvero, avremmo divorziato sotto il sole cocente. Meno male non è successo.
Arrivati al parcheggio inizia un breve sentiero che conduce all’arco naturale scavato dall’acqua. Noi, viste le temperature, abbiamo preferito non percorrerlo e ci siamo limitati a osservare l’inizio del canyon.
Poco dopo abbiamo raggiunto una delle sorprese più belle della giornata: ARTIST’S PALETTE.
Qui la strada attraversa un paesaggio completamente diverso da tutto quello visto fino a quel momento. Le montagne si colorano di sfumature verdi, rosa, viola, gialle e arancioni, create dalla presenza di diversi minerali nella roccia.
La cosa bella è che gran parte del percorso può essere ammirata direttamente dall’auto, rendendolo perfetto anche nelle giornate più calde.
L’ultima sosta sulla strada “bassa” del parco è stata all’ingresso del GOLDEN CANYON. Anche in questo caso abbiamo rinunciato al trekking.
Ci siamo limitati ad ammirare il paesaggio addentrandoci solo per pochi metri immaginando quanto dovesse essere spettacolare percorrerlo durante i mesi più freschi.
Dante’s View: la vista più spettacolare sulla Death Valley
Per concludere la giornata abbiamo preso la strada “alta” all’incrocio principale e abbiamo raggiunto il DANTE’S VIEW. Il nome richiama inevitabilmente Dante e l’Inferno. In realtà il punto panoramico ha molto poco a che vedere con l’immagine dantesca, ma il nome è comunque d’impatto.
Per arrivarci bisogna percorrere una strada che sale rapidamente di quota fino a oltre 1.600 metri.
Da qui si domina l’intero Badwater Basin e, nelle giornate più limpide, è possibile vedere contemporaneamente il punto più basso e il punto più alto degli Stati Uniti continentali: il Badwater Basin e il Monte Whitney, che supera i 4.400 metri di altitudine.
Dopo aver visto un Roadrunner nel parcheggio, il famoso uccello Beep Beep dei cartoni animati (o perlomeno lo presumiamo essendo ignoranti in materia), era giunta l’ora di andare in hotel.
Dove abbiamo dormito: Stovepipe Wells Village
Terminata la visita alla Death Valley, ci aspettava ancora un tratto di strada per raggiungere il nostro hotel, lo STOVEPIPE WELLS VILLAGE.
E devo dire che è stata una delle strutture che abbiamo apprezzato di più durante tutto il viaggio.
Non tanto per la struttura (ottima) o per servizi particolarmente esclusivi, ma per la posizione.
Dormire praticamente di fronte alle MESQUITE FLAT SAND DUNES, nel cuore della Death Valley, è un’esperienza che difficilmente dimenticherò.
La camera era ampia, curata e perfettamente inserita nell’atmosfera del luogo.
Dopo una giornata trascorsa tra caldo estremo e lunghi spostamenti in auto, è stato davvero piacevole rilassarsi in una struttura così caratteristica.
E abbiamo fatto il bagno in una piscina alle porte del deserto.
Non è solo un hotel/motel, lo Stovepipe è un piccolo villaggio con tanto di ristorante, un market che offre anche una piccola colazione e un distributore di benzina.
Sembra tutto chiuso e sigillato con le spranghe alle porte, in realtà dentro è tutto perfettamente funzionante. Solo che ci si barrica all’interno con l’aria condizionata e si evita che un minimo raggio di sole possa entrare a surriscaldare i locali.
Il mattino seguente ci siamo svegliati già all’interno del parco e questo ci ha permesso di raggiungere con calma la nostra prima tappa della giornata successiva.
Zabriskie Point: la tappa da non perdere prima di lasciare la Death Valley
Anche se cronologicamente appartiene al giorno successivo, voglio consigliarti una sosta che, secondo me, è assolutamente imperdibile.
Prima di partire in direzione di Las Vegas, ci siamo fermati allo ZABRISKIE POINT.
Avremmo potuto fermarci anche il giorno prima, essendo sulla strada per il Dante’s View, ma eravamo molto stanchi. Ed essendo anche sulla stessa strada che avremmo ripreso il giorno dopo, abbiamo deciso di lasciarlo per la mattina. E devo dire che con le prime luci del giorno questo luogo è magico.
Bastano pochi minuti a piedi dal parcheggio per raggiungere il punto panoramico. Davanti agli occhi si apre un paesaggio fatto di colline scolpite dall’erosione, con sfumature che cambiano continuamente a seconda della luce.
È uno dei panorami più iconici della Death Valley e non si può lasciare il parco senza averlo visitato.
Una curiosità: il nome Zabriskie Point deriva da Christian Brevoort Zabriskie, dirigente della Pacific Coast Borax Company, l’azienda che contribuì allo sviluppo dell’industria del borace nella Death Valley tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.
Cosa vedere se hai più tempo
Una giornata è sufficiente per visitare le principali attrazioni della Death Valley, ma se hai la possibilità di fermarti più a lungo ci sono molti altri luoghi che meritano una visita.
Tra questi ti consiglio:
- SCOTTY’S CASTLE, una villa in stile spagnolo costruita negli anni Venti nel cuore del deserto, visitabile quando aperta al pubblico.
- RHYOLITE, una suggestiva città fantasma nata durante la corsa all’oro e oggi quasi completamente abbandonata.
- GOLDWELL OPEN AIR MUSEUM, un piccolo museo all’aperto poco distante da Rhyolite, famoso per le sue installazioni artistiche nel deserto, tra cui la celebre Last Supper.
- TWENTY MULE TEAM CANYON, una strada panoramica sterrata che attraversa spettacolari formazioni di argilla e antichi depositi minerari, facilmente percorribile con la maggior parte delle auto. Questa strada è fondamentale per la storia del parco perché prende il nome dalle carovane trainate da venti muli che trasportavano il borace estratto a Harmony Borax Works.
Se ami il trekking, la Death Valley offre anche numerosi sentieri, ma durante l’estate ti consiglio di affrontarli solo nelle primissime ore del mattino e sempre dopo aver verificato le condizioni sul sito ufficiale del parco.
Informazioni utili per visitare la Death Valley
Se visiti la Death Valley durante l’estate, la preparazione è fondamentale. Prima di partire controlla sempre le previsioni meteo e verifica eventuali chiusure di strade o sentieri.
Porta sempre con te molta più acqua di quella che pensi possa servirti, indossa un cappello, occhiali da sole e crema solare, e limita il tempo trascorso all’aperto durante le ore più calde.
Noi abbiamo scelto di visitare il parco quasi esclusivamente in auto, fermandoci nei punti panoramici e rientrando rapidamente nell’abitacolo con l’aria condizionata.
È stata una scelta dettata dalle temperature estreme e, col senno di poi, rifarei esattamente la stessa cosa.
I cartelli di “pericolo caldo” sono disseminati ovunque nel parco: fanno impressione ma se si sta all’aperto per pochi minuti, non ci sono grossi pericoli.
Tutti i punti panoramici sono ben segnalati lungo la strada e anche le deviazioni sono ben visibili. Ritira comunque la mappa al Visitor Center per non rischiare di perdere nessun luogo lungo la strada.
Le nostre impressioni
La Death Valley è un luogo che cambia continuamente. Nel giro di pochi chilometri passi dalle dune di sabbia alle distese di sale, dalle montagne colorate ai canyon scolpiti dall’acqua.
E poi ci sono quelle strade: lunghe, dritte, quasi deserte.
Ripensando a questa giornata non ricordo soltanto il caldo. Anzi, quello non lo ricordo quasi per nulla. Ricordo soprattutto la sensazione di attraversare un paesaggio che sembrava appartenere a un altro pianeta.
Dormire nel cuore della valle, davanti alle dune, e sotto un cielo pieno di stelle è stato uno dei momenti che porterò sempre con me.
Se stai organizzando un viaggio sulla West Coast, il mio consiglio è semplice: la Death Valley è sicuramente una tappa imprescindibile di questo on the road. Non saltarla.
FAQ sulla Death Valley
Vale la pena visitare la Death Valley in un giorno?
Sì. Una giornata è sufficiente per vedere le principali attrazioni della Death Valley, come Badwater Basin, Mesquite Flat Sand Dunes, Artist's Palette, Dante's View e Zabriskie Point. Le distanze sono però molto ampie, quindi preparati a trascorrere parecchie ore in auto.
Si può visitare la Death Valley ad agosto?
Sì, ma bisogna organizzarsi con attenzione. Noi l'abbiamo visitata ad agosto con temperature fino a circa 46 °C, percependo ancora più caldo al Badwater Basin. Con tanta acqua, cappello, crema solare e limitando il tempo all'aperto, la visita è stata assolutamente fattibile.
La Death Valley è pericolosa?
Se affrontata con buon senso, no. È fondamentale bere spesso, evitare lunghe camminate nelle ore più calde, rimanere all'aperto solo per brevi periodi e avere sempre acqua a disposizione.
È necessario avere una ghiacciaia?
Non è obbligatoria, ma secondo noi è uno degli accessori più utili dell'intero viaggio. Noi l'abbiamo riempita di ghiaccio e bottigliette d'acqua fresca la mattina e, nonostante il caldo, ha mantenuto una buona temperatura fino a sera.
Si trovano distributori di carburante nella Death Valley?
Sì, ma sono pochi e molto distanti tra loro. Noi siamo entrati da Panamint Springs, dove è presente una stazione di servizio. Il consiglio è comunque quello di fare il pieno prima di entrare nel parco.
Dove conviene dormire nella Death Valley?
Noi abbiamo soggiornato allo Stovepipe Wells Village e ci siamo trovati molto bene. La posizione, proprio di fronte alle Mesquite Flat Sand Dunes, permette di vivere il parco anche al tramonto e all'alba, evitando lunghi spostamenti.
Si possono fare trekking nella Death Valley in estate?
Dipende dalle temperature. Durante la nostra visita abbiamo preferito evitare i sentieri più lunghi, limitandoci ai punti panoramici e a brevi passeggiate. Se visiti il parco nei mesi estivi, è sempre meglio informarsi sulle condizioni dei sentieri e seguire le indicazioni dei ranger.
Si può visitare la Death Valley con i bambini?
Sì. Noi l'abbiamo visitata con nostra figlia di 10 anni senza particolari problemi, facendo però molta attenzione al caldo. Abbiamo limitato il tempo trascorso all'aperto e ci siamo spostati quasi sempre in auto con l'aria condizionata. Al Visitor Center ha anche partecipato al programma Junior Ranger, un'attività gratuita e molto coinvolgente per i più piccoli. Da valutare, invece, con i bambini più piccoli.
Quanti giorni servono per visitare la Death Valley?
Una giornata permette di vedere le attrazioni principali, ma con due giorni puoi esplorare anche luoghi meno conosciuti come Rhyolite, Scotty's Castle, il Goldwell Open Air Museum e la panoramica Twenty Mule Team Canyon.
Perché si chiama Death Valley?
Il nome "Valle della Morte" risale al 1849, quando un gruppo di pionieri rimase bloccato in questa valle durante la corsa all'oro in California. Nonostante le enormi difficoltà, quasi tutti riuscirono a salvarsi. Si racconta che, lasciando la valle, una donna pronunciò la frase: "Goodbye, Death Valley", dando così origine al nome con cui il parco è conosciuto ancora oggi.
Attenzione:
Tutte le informazioni inserite nell’articolo vanno verificate prima di pianificare il proprio itinerario: costi, orari e riferimenti vari potrebbero variare nel tempo. Nussuna responsabilità può essere imputata al blog “Il mio primo camper” per informazioni inesatte o variate.
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Bambini:
Lo sai che alla Death Valley puoi diventare un Junior Ranger, con tanto di distintivo?




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